Il cervello umano è una macchina ad alta efficienza energetica.

Ciò significa che tende a trasformare le sequenze di azioni in abitudini.

Questo meccanismo riduce notevolmente il dispendio energetico mentale richiesto nelle azioni ripetitive, ovvero quelle che compiamo più spesso.

Ma stiamo parlando di sicurezza sul lavoro.

Questo fantastico sistema di risparmio energetico, quali rischi presenta?

Vediamolo insieme.

 

L’esperimento

Un gruppo di ricercatori del MIT (Massachusets Institute of Tecnology) negli anni 90 ha condotto un esperimento molto interessante, che spiega in modo molto chiaro cosa succede al nostro cervello quando si instaura una abitudine. Utilizzando delle cavie, ovvero dei topi.

Il topo veniva messo dentro un semplice labirinto a forma di T davanti ad un cancelletto chiuso. In fondo al labirinto, a sinistra, c’era del cioccolato.

Mouse in a maze --- Image by © Tetra Images/Corbis

Mouse in a maze — Image by © Tetra Images/Corbis

Il cancelletto veniva aperto. Il topo cominciava quindi a muoversi avanti e indietro nel labirinto, ad annusare e a grattare le pareti, alla ricerca del cioccolato. In questo frangente veniva misurata la sua attività cerebrale. Che era molto intensa: il cervello, per così dire, brillava dall’azione.

Ripetendo molte e molte volte l’esperimento sempre con gli stessi topini, il loro comportamento cambiava: diventavano sempre più veloci a trovare il cioccolato, annusavano di meno, smettevano di prendere la direzione sbagliata e andavano diritti verso il cibo.

Quando accadeva questo, la loro attività mentale diminuiva: quando il percorso diventava automatico, il topo pensava di meno.

Non aveva più bisogno di elaborare nuove informazioni né di scegliere la direzione. Così tutta l’attività cerebrale associata al grattare e all’annusare cessava, così come quella associata al processo decisionale.

Dopo una settimana, praticamente, il topo era in grado di compiere il lavoro della ricerca del cioccolato con la massima efficienza. Tempo minore, massima resa.

Ma il cervello era spento.

 

Cosa significa?

Sul lavoro, soprattutto se siamo esperti, siamo impegnati in attività routinarie, che compiamo senza neanche pensarci, senza sapere in realtà neanche come stiamo riuscendo in quello che facciamo.

In questi frangenti il nostro cervello, con buona probabilità, è – per così dire – spento.

Forse siamo in grado di lavorare e nello stesso tempo pensare a tutt’altro: alla nostra famiglia, alla partita di calcetto che avremo, alle tasse da pagare. E via dicendo.

Ma che cosa succede se qualche cosa, qualche dettaglio, non va come dovrebbe? Se qualcosa è “fuori posto”? Che non ce ne accorgiamo neanche. E potremmo farci molto, molto male senza avere neanche il tempo di reazione.

 

Un esempio pratico

Vuoi un esempio pratico? Bene.

Quanto sei veloce a scrivere con la tastiera? Sia essa del computer o del tuo smartphone.

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Ora fai questo esperimento. Prendi un foglio bianco e disegna velocemente i tasti nella loro posizione. Senza guardare la tastiera ovviamente.

Saresti in grado di farlo?

Non credo.

Eppure sei in grado di scrivere senza neanche guardarla, la tastiera.

Come è possibile?

Abitudine.

Pertanto, se un tasto venisse spostato, non te ne accorgeresti neppure, se non dopoaver digitato male il testo.

 

Conclusione

Ricorda, l’abitudine spegne il tuo cervello, abbassa il tuo livello di guardia ed è la principale causa di infortuni.

 

Continua ad usare la testa.

Non fidarti dell’abitudine.

Non fare la fine del topo.

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