Spesso si ripropone il problema dei rischi per la salute correlati alla presenza di amianto nelle costruzioni e ai problemi connessi con lo smaltimento . Conseguentemente sorgono alcune domande , quali :

  • L’amianto presente in alcune costruzioni esistenti deve necessariamente essere smaltito ?
  • Qual’e’ il reale rischio legato alla presenza di amianto nell’ambiente ?

Per prima cosa vorremmo ricordare che l’amianto è al bando in Italia dal 1992. Dal 1994 è cessata ogni attività di produzione e dal 2005 il bando è entrato in vigore in tutta Europa.
In pratica il bando sancisce che non si può più estrarre, produrre, importare amianto nè manufatti in amianto.

Contrariamente a quanto si possa pensare , questo non significa che tutti i manufatti in amianto prodotti e installati in precedenza siano fuorilegge e debbano essere rimossi. Per utilizzare i termini della direttiva europea tutti questi manufatti possono legittimamente rimanere in uso fino alla fine della loro vita utile.
I quantitativi di materiali di amianto tuttora in opera sono imponenti. Solo per quanto riguarda le coperture in cemento-amianto si calcola che ci siano in Italia circa 1 miliardo e mezzo dei metri quadri. Qualunque strategia operativa di rimozione generalizzata, oltre ad essere praticamente inattuabile, produrrebbe un disastro ambientale solo per gli aspetti di smaltimento dei materiali di risulta.
La presenza di amianto nell’ambiente costituisce un problema sanitario molto serio perche’ la natura stessa del materiale comporta una alta probabilita’ di rilascio di fibre di amianto in aria che possono essere respirate.

Il rischio sanitario e’ pertanto direttamente proporzionale alla possibilita’ di rilascio di fibre in aria. E’ ovvio pertanto che manufatti di tipo friabile sono i piu’ pericolosi mentre nel caso del cemento amianto, le fibre di amianto essendo inglobate in un supporto maggiormente stabile sono disperse molto piu’ difficilmente nell’ambiente (o almeno cio’ era vero al momento della loro iniziale installazione ed in perfette condizioni costruttive).

Anche questi composti “stabili” a causa del normale processo di invecchiamento della struttura o per fenomeni di rottura , manipolazione / lavorazione oppure per effetto di corrosione possono diventare potenzialmente pericolosi proprio perche’ tendono a rilasciare fibre in aria .

ASPETTI SANITARI

Possiamo dire pertanto che l’amianto rappresenta un reale pericolo per la salute a causa delle fibre di cui è costituito e che possono essere presenti in ambienti di lavoro e di vita e inalate.

L’esposizione a fibre di amianto è associata a malattie dell’apparato respiratorio (asbestosi, carcinoma polmonare) e delle membrane sierose, principalmente la pleura (mesoteliomi).
Esse insorgono dopo molti anni dall’esposizione: da 10 – 15 per l’asbestosi ad anche 20 – 40 per il carcinoma polmonare ed il mesotelioma.
L’asbestosi è una patologia cronica, ed è quella che per prima è stata correlata all’inalazione di amianto.
Essa consiste in una fibrosi con ispessimento ed indurimento del tessuto polmonare con conseguente difficile scambio di ossigeno tra aria inspirata e sangue.
Si manifesta per esposizioni medio-alte ed è, quindi, tipicamente una malattia professionale che, attualmente proprio a seguito dei bandi , è sempre più rara.
Il carcinoma polmonare si verifica anche per esposizioni a basse dosi.
Questa grave malattia è causata anche da: fumo di sigarette, cromo, nichel, materiali radioattivi, altri inquinanti ambientali (idrocarburi aromatici di provenienza industriale, derivati del catrame, gas di scarico dei motori).
Il fumo di sigarette potenzia enormemente l’effetto cancerogeno dell’amianto e quindi aumenta fortemente la probabilità di contrarre tale malattia.
Il mesotelioma è un tumore raro, della membrana di rivestimento del polmone (pleura) o dell’intestino (peritoneo), che è fortemente associato alla esposizione a fibre di amianto anche per basse dosi.
La letteratura medica associa inoltre, patologie al tratto gastrointestinale e alla laringe per le quali l’associazione con l’asbesto è più debole e resta da stabilire in via definitiva una sicura dipendenza.
Le esposizioni negli ambienti di vita, in generale, sono di molto inferiori a quelle professionali, pur tuttavia non sono da sottovalutare perchè l’effetto neoplastico non ha teoricamente valori di soglia.

MODALITA’ DI BONIFICA

A seguito della entrata in vigore della Legge 257/92, le lavorazioni con amianto come materia prima e quindi l’esposizione degli addetti in tali ambiti sono praticamente scomparse. Rimane, però, ancora l’esposizione di lavoratori in quelle attività che prevedono la rimozione, la bonifica e lo smaltimento. Gli ambienti di lavoro più significativi per presenza di amianto sono ora pertanto cantieri temporanei nel caso di bonifiche di edifici, o semipermanenti nel caso di rimozione di amianto da mezzi di trasporto come le carrozze ferroviarie, le navi, ecc….

Apposite norme tecniche definiscono i criteri di allestimento e conduzione di questi cantieri con un approccio di protezione dalle fibre di amianto che prevede contemporaneamente:

>l’incapsulamento con prodotti vernicianti/impregnanti dei materiali contenenti amianto;

>la massima protezione delle vie respiratorie degli addetti con dispositivi di protezione individuale (DPI) adeguati;

>la costante rimozione dell’inquinante mediante aspirazione ed espulsione dell’aria all’esterno dei cantieri previa filtrazione assoluta.

OBBLIGHI

Il Dlgs. 257/1992, ha stabilito obblighi per gli enti pubblici e per i privati circa gli immobili con presenza di materiale contenente amianto.

Detti obblighi sono stati riconfermati dal Dlgs. 257/2006, nonchè dai Piani Regionali , ad esempio per la Regione Lombardia Piano Amianto Lombardia (P.R.A.L.) pubblicato in data 17.01.2006.

In particolare tutte le norme in materia di amianto sono disponibili presso il sito del ministero della salute: al seguente link :

http://www.salute.gov.it/dettaglio/pdPrimoPiano.jsp?id=111&sub=3

RESPONSABILITA’

  • Da parte delle ASL la norma prevede di procedere con il censimento mediante mappatura dei fabbricati con presenza di materiale contenente amianto entro la fine del 2008, anche con l’utilizzo di tele-rilevamento.
  • Da parte dei proprietari degli immobili di:
  1. Notificare alle ASL tramite il mod. NA/1 la presenza di amianto in strutture o luoghi.
  2. Trasmettere alle ASL algoritmo per la valutazione dello stato della copertura in cemento amianto
  3. Effettuare valutazione del rischio del manufatto secondo apposito algoritmo di calcolo
  4. Nominare la figura di un “Responsabile con compiti di controllo e coordinamento di tutte le attività manutentive connesse al manufatto contenente amianto”
  5. La valutazione del rischio del manufatto deve essere effettuata prevedendo anche i campionamenti d’aria per la rilevazione di fibre di amianto nel rispetto del DM 6 settembre 1994

Le ASL una volta che avranno effettuato la mappatura procederanno all’incrocio tra quanto da loro rilevato e quanto denunciato dai proprietari ed in caso di mancate denunce procederanno con i sanzionamenti.

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