Il mio macellaio.

Ecco, il mio macellaio – al quale garantirò un totale anonimato – mi ha chiesto di aiutarlo a “mettere a norma l’azienda”. Bene. In orario di chiusura mi reco sul posto e faccio tutte le verifiche del caso.

Conformità impianti, attrezzature, segaossa senza protezioni, corsi da fare. Pienamente d’accordo su tutto.

 

Ma su una cosa non sono riuscito a ottenere consenso altrettanto facilmente.

Il suo grembiule di protezione.

Il grembiule di acciaio, antitaglio, per proteggere il busto durante il disosso.

Non lo indossa. Mai.

 

Il motivo?

Mi ha detto: “Se indosso la protezione, abbasso il mio livello di attenzione e mi faccio male. Se non la indosso sto più attento, quindi non mi faccio male”.

Un paradigma assolutamente rovesciato.

Anni e anni di esperienza, 27 per l’esattezza, che hanno inculcato in lui questa convinzione.

 

A questo punto il mio rapporto professionale con il mio macellaio si può evolvere in soli due possibili scenari.

Scenario numero 1: gli ribadisco l’obbligo di indossare il DPI, glielo prescrivo per iscritto e me ne vado.

Scenario numero 2: non mi fermo qui. E trovo il modo di fargli cambiare idea.

 

La domanda quindi è: ma devo proprio farlo? Devo fargli cambiare idea?

Qual è il mio obbligo?

Caro collega, questa è una medaglia che ha due facce.

Quella giuridica, da un lato. Verba volant, scripta manent. Te l’ho detto. Te l’ho scritto… A posto!

Ma c’è una seconda faccia. Quella morale.

Io e te abbiamo un obbligo morale?

Dobbiamo fare tutto il possibile per ispirare all’azione?

 

Sì, ho detto ispirare. Un dizionario definisce il termine ispirare così: “infondere nell’animo i sentimenti che ne determinano l’azione”. Un significato quasi divino.

E questo, come hai ben compreso, andrebbe molto oltre la redazione di un DVR, o di procedure di lavoro, o di lettere di prescrizioni.

 

Simon Sinek ha codificato un concetto che potrebbe molto utile per me e per te. Lo ha chiamato “The golden circle”, o Cerchio d’oro.

 

Questa rappresentazione grafica mostra perché alcuni sono in grado di ispirare all’azione, al cambiamento, mentre altri non vi riescono.

 

Ogni singola persona sulla faccia della terra sa quello che fa, o cosa fa, nel 100% dei casi.

Cosa fai? Sicurezza sul lavoro. Semplice.

Alcuni sanno come lo fanno. Metodi, procedure, norme tecniche.

Ma davvero poche persone sanno perché lo fanno.

E tu perché lo fai?

Perché fai sicurezza sul lavoro?

In cosa credi? Perché hai questo ruolo nella tua azienda? O perché hai una partita IVA come professionista, come consulente?

 

Quindi, quando comunichi la sicurezza, quando sei sul campo, quando sei dal macellaio…parti dal perché. Solo dopo il come. Ed infine il cosa…sarà una conseguenza.

Cambia l’ordine delle informazioni.

 

Ma cerca di comprendere il suo perché. Perché agisce in un determinato modo? Cosa lo condiziona? In cosa crede?

E perché dovrebbe agire in un modo diverso?

 

Amico mio, è vero. Lavorare in questo modo è dura. Lo so.

Ma se il tuo perché è salvare la vita delle persone, non potrai che agire così.

E forse riuscirai anche tu a far indossare le protezioni…al tuo macellaio

 

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