Sottotitolo: la responsabilità non piace a nessuno.

Preposto, ma anche lavoratore, questo video è per te. Anche se forse non ti piacerà quanto sto per dirti.

Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla.
Questa frase è attribuita a Martin Luther King. Ma cosa c’entra con la sicurezza per il lavoro?
C’entra eccome!

La Corte di Cassazione, il 6 dicembre 2017 con sentenza numero 54825, in pratica, ha detto questo.

La lettura delle motivazioni della sentenza è davvero importante, soprattutto per i preposti, ma anche per i lavoratori. Perché devi uscire da questa visione “datorelavorocentristica”, (scusa il neologismo) che:
1. Non serve a niente
2. Non porta a sicurezza
3. E, a te preposto o lavoratore, ti fa credere di essere esente di responsabilità quando non è così.

Sì, ho detto responsabilità. Perché questa parola non piace a nessuno.
Non stiamo dicendo che il datore di lavoro o il dirigente non siano responsabili, anzi, sono i primi ad esserlo. Per legge.

Ma ascolta quello che è successo.
Azienda di distributori automatici. Due tecnici manutentori. Stanno pulendo la gabbia esterna di un distributore, che è pesante e ingombrante. Per poterla movimentare:
– Un lavoratore inclina la gabbia
– L’altro lavoratore la inforca, da sotto, con il carrello elevatore.

Ora però ci sono due problemi:
1. Il primo è che questi lavoratori non sono carrellisti, per cui non sono formati e quindi non autorizzati all’uso del carrello
2. Il secondo è che la manovra non è corretta, perché il rischio è che il lavoratore a terra può essere colpito al piede dalle forche del carrello e riportare gravi lesioni.

Guarda caso, è proprio quello che accaduto!

Anzi i problemi sono tre. Il terzo è che quella appena descritta era una prassi consolidata nell’azienda. Lo sapevano tutti, e nessuno faceva nulla. Neanche il preposto del reparto.

Parte un procedimento penale. E succede una cosa davvero strana.
L’amministratore delegato viene assolto. Il preposto viene condannato.
Perché? Per negligenza, perché sapeva e non aveva vigilato.

Come potete immaginare, la sentenza è stata impugnata fino in Cassazione.
Il preposto ha addotto una motivazione principale a sua difesa: la condotta del lavoratore che si era infortunato era “abnorme” e imprevedibile.
Come dire: “Non avrei mai potuto immaginare che il mio sottoposto – dice il preposto – potesse utilizzare il carrello elevatore (che non era autorizzato a usare perché non formato) anziché il transpallet!”

Ricorso rigettato su tutta la linea.
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di quanto già definito in Appello: tutti sapevano di quella prassi. Era quindi dovere del preposto intervenire. Ma non lo ha fatto. E quindi ne è stato responsabile.

In fondo, questo è lo stesso dovere che, secondo l’art. 20 ha ciascun lavoratore. Se vedi che qualcosa non va, lo devi dire!

Ma, detto tra noi, diciamoci la verità: forse faceva comodo a tutti utilizzare il carrello anziché il transpallet.

Perché chi si lamenta perché la propria azienda non è sicura, ma non fa nulla per cambiarla, è un ipocrita.

Ah dimenticavo, la sentenza è stata comunque annullata, perché il reato nel frattempo si era estinto per prescrizione…

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