Un lavoratore, dipendente, che ritiene di non essere in condizioni di sicurezza, può rifiutare di lavorare?
La risposta a questa domanda è uno di quegli argomenti “da elmetto”.
So già che il pubblico si dividerà in due.

  • Quelli che saranno – in linea di massima – d’accordo con quello che so per dire (che peraltro non ho inventato io, ma che è stato stabilito dai giudici della Cassazione)
  • Ed un secondo, folto gruppo, di coloro che affermeranno che quello che sto per dire è una grandissima, come dire…amenità. E qualcuno forse se la prenderà anche con me.

Dunque.
Un lavoratore, dipendente, che ritiene di non essere in condizioni di sicurezza, può rifiutare di lavorare?

Ma scusate. Dobbiamo davvero dare una risposta a questa domanda? Così posta?

La verità è che questa domanda ha due risvolti.
Il primo:
Quello legale, giurisprundenziale, di diritto del lavoro. Per cui la domanda andrebbe riformulata così: “Un lavoratore che ritiene di non essere in condizioni di sicurezza e rifiuta di lavorare, può essere licenziato per giusta causa?”

Il secondo, quello etico:
E la domanda sarebbe: “Un lavoratore che ritiene di non essere in condizioni di sicurezza, avrà il buon senso, ed il coraggio, di rifiutare di lavorare?”

Alla prima domanda posso darti una risposta.
Alla seconda, devi rispondere tu.

E allora rispondiamo alla prima domanda. E come possiamo farlo se non ricorrendo alle decisioni dei giudici?

Esempio numero 1.
Sentenza della Cassazione Civile n. 8911 del 29 marzo 2019
Un macchinista si rifiuta di condurre il treno perché non presente un secondo conducente.
La trafila potete immaginarla: licenziamento da parte dell’azienda, licenziamento impugnato da parte del lavoratore, si va in causa.
E si arriva in Cassazione. La Cassazione, mi sento di dire ovviamente, dà ragione al macchinista.
Ed i giudici affermano che il rifiuto è legittimo se è “conforme alla buona fede e non pretestuosamente strumentale all’intento di sottrarsi alle proprie obbligazioni contrattuali”.
Ed aggiungono che tale principio è applicabile anche nell’ipotesi che l’inadempimento del lavoratore trovi giustificazione nella mancata adozione da parte del datore di lavoro delle misure di sicurezza”.

Si tratta delle c.d. “prestazioni corrispettive”.
Io devo dare a te, e tu a me. Se tu non dai a me, io non dò più a te.
Anche per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro, che è un obbligo imprescindibile del datore di lavoro.
Chiaro no?
Bene, ora alcuni di voi staranno pensando.
Beh, ma questo è un caso estremo: un treno, la sicurezza della collettività, e via dicendo.

Ok.
Ti cito velocemente altri due casi.
Non ti annoio con i dettagli, se ti fidi bene altrimenti puoi andare a verificare. Ti cito gli estremi delle sentenze così che tu possa fare le tue ricerche.

Sentenza n. 1404 della Cassazione Civile del 31/01/2012.
Un lavoratore rifiuta di lavorare in una nuova mansione, perché non aveva ancora partecipato alla formazione ed informazione sui rischi.
Il rifiuto è stato ritenuto giustificato.

Sentenza n. 4502 dell’8 marzo 2016.
Una lavoratrice rifiuta di svolgere dei turni al banco del pesce perché fisicamente non idonea, ovvero in assenza della visita da parte del medico competente finalizzata al rilascio del giudizio di idoneità.
Anche in questo caso il rifiuto è stato ritenuto giustificato.

Facciamo a capirci.
Non voglio assolutamente dire che per ogni virgola fuori posto si debba buttarla in cagnara, mettiamola così.

Ma se quello che ti viene chiesto di fare ti fa rischiare la vita, non devi avere nessuna remora nel rifiutare, e trovare un sistema diverso.

Che la Legge ti tuteli lo abbiamo stabilito.
Se avrai il buon senso, ed il coraggio, sarai tu a dimostrarlo.

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