(Cassazione Sezione IV Penale – Sentenza n. 43443 del 13 novembre 2009)

IL CASO
Un lavoratore, in possesso delle chiavi dell’azienda per cui lavora, in orario notturno accede per effettuare un lavoro.
Primo errore!

Mentre lavora su una pressa idraulica a mano, fuoriesce un ammortizzatore che lo colpisce e, come potete immaginare, non va a finire bene.

Il datore di lavoro viene condannato per omicidio colposo, con due motivazioni principali:
1. Il datore di lavoro non aveva messo a disposizione del lavoratore attrezzature idonee allo svolgimento dell’attività.
2. Anche perché come dichiarato dallo stesso datore di lavoro, questi non si era mai occupato di quella specifica attrezzatura

Secondo errore fatale!

LA CONDANNA
Sentenza di condanna confermata in primo grado ed anche in appello.

Il datore di lavoro, ovviamente, ricorre in Cassazione e contesta la legittimità della condanna, con le seguenti motivazioni:
1. L’evento si era verificato nelle ore notturne e nessuno aveva permesso al lavoratore di entrare in azienda in quegli orari
2. Non è vero che l’attrezzatura non era inidonea, in quanto (evidentemente) dotata della dichiarazione di conformità. Quest’ipotesi è nostra.
IN CORTE DI CASSAZIONE
Il ricorso NON è stato accolto dai giudici supremi.

Sorvoliamo sulle motivazioni relative all’orario di lavoro, in quanto i giudici ritenevano che l’ipotesi circa la quale il lavoratore potesse lavorare in qualsiasi orario, avendo egli le chiavi, non era così imprevedibile. E il datore di lavoro deve poter prevedere, praticamente, qualsiasi evento…(sul comportamento abnorme dei lavoratori rimandiamo ad altri video già pubblicati).

Ma una considerazione della Cassazione merita una sottolineatura. Stai molto attento…
Te la cito testualmente: “Non sarebbe sufficiente, per mandare esente da responsabilità il datore di lavoro […] neppure che una macchina sia munita degli accorgimenti previsti dalla legge in un certo momento storico, se il processo tecnologico sia cresciuto in modo tale da suggerire ulteriori e più sofisticati presidi per rendere la stessa sempre più sicura”.

Come dire:
1. Non ci interessa nulla se la macchina era a norma al momento dell’acquisto: se oggi esistono sistemi più sicuri, li devi attuare
2. Non ci interessa nulla se tu datore di lavoro non hai mai utilizzato uno specifico macchinario, forse perché non è il tuo mestiere, devi imparare a conoscerlo ed a capire se è idoneo o meno.
Che tu sia datore di lavoro o RSPP, o consulente, non limitarti a controllare il marchio CE sul macchinario:
– Innanzi tutto può essere una contraffazione
– Non è una certificazione, al massimo una dichiarazione del fabbricante
– Non è detto che l’uso che tu fai del macchinario è quello previsto dal fabbricante, o quello che ti ha assicurato il venditore
– Ma, soprattutto, non è detto che – OGGI – sia la MIGLIORE soluzione per la tua sicurezza…

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