Si intendono per campi elettromagnetici i campi magnetici statici e campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici variabili nel tempo di frequenza inferiore o pari a 300 GHz. La maggior parte dei sistemi elettrici opera alla frequenza di 50 o 60 cicli al secondo, o hertz (Hz).

Campi elettrici e magnetici esistono ovunque scorrano delle correnti elettriche: nelle linee ad alta tensione, nei cavi, nei circuiti domestici e negli apparecchi elettrici. I campi elettrici sono creati dalle cariche elettriche, si misurano in volt al metro (V/m) e vengono schermati dai normali materiali, come legno e metalli. I campi magnetici sono creati dal moto delle cariche elettriche (cioè dalle correnti) e sono espressi in tesla (T), o più comunemente in millitesla (mT) o microtesla (μT). Questi campi non vengono schermati dai materiali più comuni e li attraversano facilmente. Entrambi i campi hanno un’intensità che è massima vicino alla sorgente e diminuisce con la distanza.. Vicino a certe apparecchiature, i valori del campo elettromagnetico possono essere dell’ordine di qualche centinaio di microtesla. Immediatamente sotto le linee ad alta tensione, i campi magnetici possono raggiungere valori di circa 20 μT e i campi elettrici possono essere di alcune migliaia di volt al metro. Nelle abitazioni, i campi magnetici a frequenza industriale sono però in media molto più bassi, pari a circa 0,07 μT in Europa e 0,11 μT nell’America del Nord. I valori medi del campo elettrico nelle abitazioni arrivano a qualche decina di volt al metro (WHO 2007).

 

In base alla nuova normativa ogni datore di lavoro deve provvedere alla valutazione del rischio di esposizione dei lavoratori ai campi elettromagnetici presenti nella propria azienda e quindi inserirla nel documento di valutazione.

…“ Nell’ambito della valutazione dei rischi di cui all’articolo 181, il datore di lavoro valuta e, quando necessario, misura o calcola i livelli dei campi elettromagnetici ai quali sono esposti i lavoratori”… (Articolo 209 D.lgs 81/2008 – Identificazione dell’esposizione e valutazione dei rischi).

La valutazione mira ad identificare le potenziali fonti di campi elettromagnetici che potrebbero provocare effetti nocivi a breve termine nei lavoratori esposti a fini di eliminare, qualora possibile, il rischio, prevenirlo laddove non possa essere eliminato o comunque proteggere i soggetti esposti.

…” Il presente capo determina i requisiti minimi per la protezione dei lavoratori contro i rischi per la salute e la sicurezza derivanti dall’esposizione ai campi elettromagnetici […] durante il lavoro. Le disposizioni riguardano la protezione dai rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori dovuti agli effetti nocivi a breve termine conosciuti nel corpo umano derivanti dalla circolazione di correnti indotte e dall’assorbimento di energia, e da correnti di contatto”… (Articolo 206 D.lgs 81/2008 – Campo di applicazione).

Ci sono effetti biologici accertati che derivano da esposizioni acute ad alti livelli di campo (ben al di sopra di 100 μT) e che sono spiegati da meccanismi biofisici ben conosciuti. I campi magnetici inducono infatti nel corpo umano campi elettrici e correnti elettriche che, nel caso di campi di alta intensità, provocano la stimolazione di nervi e muscoli nonché variazioni nell’eccitazione delle cellule del sistema nervoso centrale.

Si apprende infatti dalla biologia classica che la cellula, grazie alla polarità della sua membrana (positiva o levogira all’interno e negativa o destrogira all’esterno) attrae i suoi nutrienti per osmosi elettromagnetica (attrazione tra cariche di segno opposto), selezionando così ciò di cui ha bisogno.

Quando una cellula è colpita da un campo elettromagnetico, la membrana può subire un’inversione di polarità per effetto della quale il suo interno viene ad avere carica negativa e il suo esterno, carica positiva. La cellula, definita ora “ depolarizzata”, si nutre di ciò che le nuoce e ciò può generare disordine funzionale e malattia nell’organismo.

Gli effetti diretti a breve termine più facilmente evidenziabili dovuti all’accoppiamento tra un campo elettrico o magnetico a bassa frequenza ed il corpo umano, sono la stimolazione delle cellule nervose e l’induzione di cariche superficiali. In caso di esposizione ad un intenso campo magnetico statico, cioè non variante nel tempo, sono documentate sensazioni di vertigini o nausea.

Accanto a questi effetti diretti, sono possibili effetti indiretti quali la fastidiosa sensazione di scariche elettriche e le bruciature superficiali dovute al contatto con oggetti metallici immersi in un campo elettrico o magnetico di rilevante intensità.

Una volta effettuate le opportune valutazioni e misurazioni strumentali e dopo aver confrontato i valori con i valori minimi di azione e i valori d’azione riportati nell’allegato XXXVI lettera a) e b) del D.lgs 81/2008, il Datore di Lavoro deve valutare la necessità di interpellare un medico competente per una specifica sorveglianza sanitaria che individui i lavoratori particolarmente sensibili( protesi, impianti di pacemaker ecc) e/o sofferenti di patologie del cuore, cervello occhi e muscoli, verifichi la comparsa di effetti acuti di una o più sorgenti di esposizione e tenga anche conto dell’eventuale esposizione simultanea a campi di frequenze diverse al fine di adottare misure preventive e protettive più adeguate per ridurre l’esposizione e di salvaguardare la salute di tutti i lavoratori.

di Alice Sgariglia

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