Vorrei parlare di un argomento tabù.

Se non ti va sentirlo e di metterci in discussione, fermati pure qui e vai a vedere qualche post di gattini su Facebook.

Sei rimasto? Bene. Vado avanti. E sarò molto breve.

Questo argomento che non piace a nessuno. Non piace ai giornalisti. Non piace ai lavoratori. Non piace a me. Non piace a te.

Mi spiego.

Ogni volta che c’è un incidente mortale di qualche genere, in linea di massima, accade sempre la stessa cosa.

Si cerca un colpevole. Il mostro da sbattere in prima pagina.

Questo è il messaggio che, tipicamente, viene lanciato sui giornali.

 

Morti per un incidente stradale? Colpa della strada. Colpa della pioggia. Colpa del muretto. Colpa della musica troppo alta. Colpa del fato. Colpa delle congiunture astrali.

Morti per un incidente sul lavoro? Colpa del datore di lavoro. Colpa del preposto. Colpa del datore di lavoro che non ha scelto bene il preposto. Colpa dello Stato. Colpa delle tasse. Colpa degli ispettori che non fanno i controlli.

Non voglio fare riferimenti specifici perché, ovviamente, chi è morto non doveva morire. E indubbiamente chi è morto è sicuramente una vittima.

E se c’è una vittima c’è anche un carnefice.

Ma ti sei mai chiesto chi è, il carnefice?

Benjamin Disraeli (politico e scrittore Britannico del 1800), dichiarò: “L’uomo non è il prodotto delle circostanze. Le circostanze sono il prodotto dell’uomo”.

 

Sei d’accordo con questa affermazione?

 

In altri termini, di fronte ad un problema (ad esempio una situazione pericolosa nella vita o sul lavoro), non abbiamo che due modi di affrontarla.

  • Il primo è considerarci effetto.
  • Il secondo è considerarci causa.

 

I mezzi di informazione, in queste circostanze, lanciano sempre lo stesso messaggio.

Siamo l’effetto. E quando accade un incidente o un infortunio è sempre e solo responsabilità di altri. Qualche mostro da mettere in prima pagina appunto. Non potete immaginare quanto vende.

 

Questo messaggio però, ripetuto ogni giorno e di fronte a qualsiasi disgrazia, ti porta a concludere che fare qualcosa per la tua sicurezza o per la tua incolumità non serve. E’ semplicemente inutile. Perché, tanto, dipende sempre da qualcun altro.

 

Essere causa, invece, è una gran rottura di scatole.

Perché ogni maledetto giorno, ti mette di fronte a te stesso ed alle tue debolezze.

Essere causa richiede consapevolezza, autocritica, sforzo e cultura.

 

Ma se sei causa, la prossima volta che ti metti comodo sul sedile di una automobile, magari seduto sul divano posteriore, oppure in un autobus, penserai che la cintura di sicurezza potrebbe salvarti la vita se qualcosa va storto.

E siccome sei causa, siccome dipende da te, siccome c’è sempre qualcosa che puoi fare, quella cintura di sicurezza te la metterai.

 

Causa o effetto. A te la scelta.

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