Questi giorni mi trovo a Londra. E mi sono chiesto: “Quali sono le vere differenze tra la legge per la sicurezza britannica e quella italiana?”

Benché Il principio fondamentale sia simile (ovvero: chi genera un rischio ha la responsabilità di tenerlo sotto controllo), ecco una breve carrellata di punti, non strettamente tecnici, a mio avviso significativi.

PRIMO
C’è un Rapporto più equilibrato, o meglio dire più sano (vorrei evidenziare questo termine) tra datore di lavoro al lavoratore.
Mi spiego meglio.
Da una parte il lavoratore non ha un timore morboso del proprio datore di lavoro, e per lui chiedere l’assistenza legale nei casi previsti dalla legge, è più semplice, anche in virtù del fatto che non teme morbosamente il proprio datore di lavoro.
D’altro canto il datore di lavoro può a sua volta procedere contro un lavoratore che non rispetta reiteratamente le proprie obbligazioni contrattuali anche relazione alla sicurezza. Ad esempio un atto importante è quello che avviene al momento dell’assunzione, quando il datore di lavoro consegna una lista di gravi violazioni dei codici aziendali, azioni per le quali lavoratore può essere anche seriamente punito, se vogliamo usare questo termine. Voi direte: ma questa cosa c’è anche in Italia. Ma forse qui funziona meglio o semplicemente viene fatto da tutti. Quanti datori di lavoro di piccole aziende hanno realizzato un sistema disciplinare basato su regole chiare in merito alla sicurezza sul lavoro? In Italia lo consideriamo ipocritamente inappropriato.

SECONDO
Un altro aspetto che mi colpisce riguarda la concretezza con la quale si affronta l’argomento sicurezza. Prendiamo l’esempio dell’edilizia. Uno dei principali motivi per cui in Italia si muore sul lavoro è la caduta dall’alto. Per chi di voi si occupa di edilizia, sa quanto inutile e vuoto spesso sia il piano di sicurezza e coordinamento in fase di progettazione e ancora di più il fascicolo dell’opera. Attenzione! Non sto dicendo che questi documenti non servono, esattamente contrario.
Qui invece si presta molta attenzione al progettare in sicurezza. Innanzitutto se non c’è l’equivalente del coordinatore per la progettazione non si può procedere con la progettazione edilizia. E poi sono stati definiti bene alcuni dettagli molto importanti in relazione – ad esempio – alle future manutenzioni. Quante volte ci si ritrova a dover accedere ad una copertura per una brevissima manutenzione e non esiste nessuna sicurezza? Nessuna linea vita, nessun accesso, nessun parapetto. Per un intervento di mezza giornata i costi diventano esorbitanti. Questo in Inghilterra difficilmente dovrebbe succedere.

TERZO
Il terzo aspetto è di carattere psicologico. Camminando per strada, nei vari cantieri non ho visto nessun lavoratore senza elmetto (in qualsiasi momento), indumenti ad alta visibilità, calzature antinfortunistiche e quant’altro. Noi proclamiamo di non essere inferiori al resto dell’Europa. Ed è giusto, è un principio fondante. Ma chiediamoci che cosa pensa di noi un inglese, che tra l’altro dall’Europa ne sta uscendo, quando viene in Italia e cammina per strada.

Signori è inutile che ci giriamo intorno. Le leggi, in fondo, sono le stesse. Ciò che è diverso a tutti i livelli dalle istituzioni, ai datori di lavoro ed ai lavoratori…sono le persone.

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